Amore nella tradizione – Fiore di maggio

di molipuntoseCultura0 Commenti

Nella quinta parte di “Amore nella tradizione”, la storia di Luigino e Michelina sta per giungere alla svolta. Cosa accadrà? In quest’ultima parte del racconto ambientato a Colletorto lo scopriremo. Se nel frattempo volete rileggerlo dall’inizio, basta cliccare sui link che seguono.

AMORE NELLA TRADIZIONE – PARTE I
AMORE NELLA TRADIZIONE – PARTE II
AMORE NELLA TRADIZIONE – PARTE III
AMORE NELLA TRADIZIONE – PARTE IV

di Dalila Eremita & Angelica Tosques

La primavera aveva già preso piede nel paesino, coprendo quest’ultimo col mantello verde. Il giallo delle ginestre spiccava tra i viali, il grano ancora verde si lasciava accarezzare da un dolce vento. Il nuovo giorno portava con sé buone notizie. Infatti la confessione del furbo Andonino si era già diffusa in paese e i rapporti tra Don e campagnoli sembravano già placarsi. Questa notizia per Luigino era inutile, dato che il padre di Michelina non avrebbe mai dato in sposa sua figlia a un contadino. Luigino sentiva in petto un dolore pungente come le punture di un cardo secco. Doveva ancora trovare gli anelli e farli benedire da Don Giovanni.

Quel giorno i due giovani si incontrarono di nascosto fra gli ulivi di una collinetta dove in cima c’era la Chiesa di Santa Maria di Loreto. In questa antica Chiesa dall’aspetto rustico che ispira tranquillità, si celebra tutt’oggi la messa ogni lunedì in Albis. Michelina si accorse del viso pensieroso del ragazzo. “Cos’hai?”, chiese lei accarezzandogli il viso con delicatezza, come quando si raccolgono le rose. Lui le sorrise e si inginocchiò davanti a lei. Prese le sue mani, morbide e lisce e con sicurezza disse “Vuoi sposarmi, Michelina? Fuggi con me.” La ragazza arrossì e senza esitare baciò l’amante​ che la sollevò con le sue braccia forti. Solo chi ha amato davvero può conoscere la gioia dei due ragazzi, rapiti da un sentimento tanto grande. Quando si sta bene il tempo passa veloce come un lampo e i due innamorati dovettero salutarsi. Ma prima di separarsi Luigino colse un giglio e lo donò alla ragazza.
“A te che sei il fiore più bello”. Un giglio, candido, proprio come l’abito di una sposa.

Michelina tornò a casa nostalgica del ricordo del suo amato ma rincuorata dal pensiero che un giorno sarebbero stati insieme. Pensava intensamente al giorno in cui avrebbero potuto passeggiare mano nella mano senza il bisogno di fuggire da sguardi indiscreti. Fuggendo avrebbe dovuto rinunciare alla sua famiglia e ai suoi ricordi. Ma la paura di abbandonare tutto ciò fu vinta dalla voglia di stare con Luigino e di cominciare una nuova vita con l’uomo che l’amava tanto. Una lacrima scese dal suo viso. Zia Giovannina che aveva fatto da balia a Michelina si accorse dello strano comportamento.
– Cos’è successo, cor d mamm?
Singhiozzando la giovane rispose con un filo di voce:
– Lo amo e voglio sposarlo!
– E allora perché piangi? Qual è il problema?” disse l’anziana accarezzando i suoi soffici boccoli.
– Sai che io amo un ragazzo campagnolo e mio padre non mi permetterà mai di sposarlo. Fuggiremo insieme e ci sposeremo, ma non abbiamo nulla.
Zia Giovannina voleva aiutarla e le disse che aveva le fedi e l’abito da sposa del suo matrimonio.
– Lo faccio per la tua felicità, disse la serva abbracciando la ragazza con tutto l’amore che aveva. Zia Giovannina era rimasta vedova da giovane e, senza figli, aveva riposto tutto il suo amore per Michelina che aveva visto crescere. Le due si accordarono per la mattina seguente.

Era l’alba e Michelina non aveva chiuso occhio. Don Vincenzo era appena uscito di casa per recarsi in campagna. Ella con ansia scese le scale senza fare rumore e si recò nelle stanze di zia Giovannina che intanto aveva preparato tutto l’occorrente. Michelina non stava più nella pelle. “Voglio provarlo subito!” disse la giovane sorridendo quasi come una bambina. Zia Giovannina prese con delicatezza il vestito posato sul letto. Era bianco, adornato da alcuni merletti. L’anziana le abbottonò l’abito dietro la schiena, un lungo strascico scendeva sinuoso. Con quell’abito una nuova luce si espandeva nella stanza e nella vita di Michelina. Il vestito le calzava a pennello. Guardando la sua immagine riflessa allo specchio, pensava a come avrebbe reagito Luigino nel vederla. D’un tratto si accorse di dovergli dare la buona notizia poiché era all’oscuro di tutto. Zia Giovannina posò una mano sulla sua spalla rassicurandola e le disse che avrebbe avvisato Luigino al più presto. S’incamminò verso il corso Vittorio Emanuele e vide Luigino parlare con altri campagnoli. Ella lo chiamò in disparte e tendendogli la mano disse:
– Questi sono gli anelli. Parla con Don Giovanni…
– Ma come?, la interruppe lui con aria meravigliata.
– Statt zitt, ci vediamo alla chiesa di Santa Maria a mezzogiorno.

Luigino rimase pietrificato dalla notizia ma doveva sbrigarsi. Così si precipitò dal parroco che era nella chiesa di Sant’Alfonso.
– Don Giovanni, forza! Deve celebrare un matrimonio!, disse Luigino col fiatone per la corsa.
– E chi si sposa?, chiese stupito Don Giovanni.
– Io e Michelina, rispose Luigino.
– Chi? La figlia di Don Vincenzo? Io non mi metto nei guai per un matrimonio! Che ci guadagno?, ribatté il parroco. Il ragazzo sapeva come convincere il sacerdote e con aria spavalda ribadì:
– Eh peccato, ho dell’ottimo vino in cantina che vi avrei fatto assaggiare, ma se proprio non potete…
Detto ciò Luigino si diresse verso l’uscita ma Don Giovanni lo fermò subito dicendo:
– Ma sì, si può fare! Anche subito! Dove? In quale chiesa?
Luigino rispose compiaciuto:
– Alla chiesa di Santa Maria a mezzogiorno.
– E allora presto, andiamo! Non c’è tempo da perdere!, disse il parroco.

I due si misero in groppa all’asino di Luigino e arrivarono alla chiesa dove Michelina era già entrata ad aspettarlo. Zia Giovannina andò incontro ai due uomini con l’abito per Luigino. Luigino andò a prepararsi in sacrestia e nel frattempo il parroco preparò la messa. Michelina accese una candela per la Vergine Maria pregando per la sua protezione e quella del suo futuro sposo. Tutto era pronto, Luigino entrò in chiesa e guardò ammaliato la sua sposa che gli sorrise con occhi lucidi. Un velo le copriva il volto. Erano lì per unirsi per sempre davanti a Dio. Ciò che Lui unisce l’uomo non può separare. Il suono delle campane diede inizio a una nuova vita insieme, di un amore nato tra ulivi e ricordi.

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