Amore nella tradizione – U foc e u falò

di molipuntoseCultura0 Commenti

Terza parte del racconto ambientato a Colletorto ‘Amore nella tradizione’, scritto da due studentesse molisane. Una storia d’amore tra due giovani di diversa estrazione sociale, Luigino e Michelina, che si sono conosciuti a una festa di paese e si sono ritrovati durante la raccolta delle olive. Cosa succederà adesso? Non vi resta che continuare la lettura per scoprirlo. Se invece volete fare un ripasso degli episodi precedenti, cliccate nei seguenti link:

AMORE NELLA TRADIZIONE – parte I
AMORE NELLA TRADIZIONE – parte II

di Dalila Pia Eremita & Angelica Tosques

L’Inverno aveva pervaso il paese. Soffici nuvole serpeggiavano nel cielo al tramonto. Un sole fioco accompagnava i paesani che si preparavano a fare festa. Era il 17 Gennaio, un momento molto atteso dalla popolazione per il Fuoco di Sant’Antonio. Quest’antica tradizione coinvolgeva tutto il paese. I più giovani  avevano il compito di andare di casa in casa a chiedere della legna, in compagnia di un maialino che chiamavano “il porcellino di Sant’Antonio”.

Michelina, come tutte le donne del paese, si occupava della cucina preparando pietanze, come pane con pomodoro, salsicce appena fatte, e testa del maiale appena ucciso, che avrebbero poi arrostito quando i fuochi si sarebbero accesi. Nel contempo Luigino e gli altri uomini, che avevano fatto un grande rifornimento di legna, la accatastavano lungo le strade del paese per formare i falò. La legna tagliata dai campagnoli era stata spartita fra loro e in parte venduta ai Don.

Dopo la benedizione del parroco Don Giovanni, i fuochi venivano accesi e la festa iniziava. Tra danze e risate, Colletorto si illuminava di luce e di gioia. Luigino, tra la confusione della festa, chiacchierava con i suoi compagni: “Quant cann ha fatt Luigì?”(la “canna” era un’antica unità di misura usata soprattutto per la legna). Prima che Luigino potesse rispondere, a togliergli la parola fu Francesco, un suo caro amico, che con un tono scherzoso, disse urlando: “Eh c’ara fa? È stato tutto il tempo a pensare a quella là!”

Luigino si allontanò per un attimo, preso dall’imbarazzo, portando con sé i suoi pensieri e guardando i fuochi che scaldavano e dipingevano di rosso i volti della gente. Le fiamme dei fuochi danzavano come le anime in pena per amore. Quell’incendio non era nulla rispetto a ciò che sentiva ardere dentro. Non avrebbe mai trovato le parole per esprimere i suoi sentimenti, ma non servivano: non l’avrebbe detto a nessuno!
Nella notte le fiamme proiettavano luci ed ombre, come le ombre che ancora pesavano sulla sua storia. Sarebbe mai stata sua? Con questo rumore nella testa, girovagava tra la folla fino ad arrivare al falò dove lei cucinava, vicino alla piazzetta, chiamata La Vasca dei Pesci, perché allora quella fontana ospitava tanti pesciolini rossi. La osservò da lontano e provò a cancellare quei pensieri negativi. Lui non aveva dubbi quando la vedeva.

Si sforzò e si avvicinò con finta sicurezza, che non avrebbe ingannato nessuno e disse: “Ehm, vuless nu pezz d pan shcat”. Lei, più imbarazzata che mai, esitò un attimo, poi gli porse il pane. Ma le sue mani tremanti lo lasciarono cadere. Arrossì e scappò verso il vicoletto di Via Roma. Lui la seguì, tanto non aveva fame.
Lei, non pensando di essere seguita, rallentò lungo la salita per prendere fiato. Lui era lì. L’afferrò per il polso e lasciò che lei si girasse. Si guardarono  intorno, erano soli. Lui le si avvicinò dolcemente, la prese fra le braccia e la baciò. Quella sera non ci sarebbe stato, in tutto il paese, un fuoco più ardente di quel bacio. Cosa avrebbe mai detto la gente se li avesse visti?

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