Di diavolo e cervo: due tradizioni carnevalesche molisane

di Alessia MendozziFolklore & Tradizioni0 Commenti

Non sono mai stata un’appassionata del carnevale. Fin da bambina non mi ha mai particolarmente attratta questo periodo dell’anno. Del carnevale ho, quindi, ricordi piuttosto sbiaditi, se tralasciamo le festicciole a scuola o i carri di Larino che dal 1975 animano le vie del paese. Ma se c’è una cosa che mi affascina da sempre sono le tradizioni popolari legate a riti antichi, in quello strano connubio tra sacro e profano.

Mi sono chiesta se in Molise ci fossero tradizioni di questo tipo riguardanti il carnevale. Curiosando nella rete ne ho scoperte un paio, una nella provincia di Campobasso e una nella provincia di Isernia, incentrate su due figure fondamentali: il diavolo e il cervo. Entrambe ancorate a rituali contadini simboleggianti il passaggio delle stagioni, con la morte dell’inverno e la rinascita della primavera, ma anche il processo di purificazione dal male, queste figure riemergono rispettivamente nel giorno di martedì grasso e nell’ultima domenica di carnevale.

La figura del diavolo di Tufara – il cui carnevale è stato inserito nella classifica dei dieci carnevali italiani da scoprire secondo Ansa Viaggi – rappresentava la passione e la morte di Dioniso, dio della vegetazione. Il diavolo indossa sette pelli di capra e ha il volto coperto da una maschera nera. A fare da guardiani a questa inquietante figura ci sono dei Folletti, che girano con lui per le strade del paese, trattenendolo con delle catene. Ad aprire questo piccolo corteo ci sono due figure che, brandendo una falce, rappresentano la Morte, la quale, con il volto bianco coperto di farina, ha un ruolo purificatore. Il diavolo si dimena, salta, si butta a terra, corre e si avvicina alla gente.

Molto simile è la figura del Cervo, “Gl’Cierv”, di Castelnuovo al Volturno. Anche questo è ricoperto di pelli di capra a cui sono legati dei campanacci, ha il volto e le mani dipinte di nero e indossa delle vistose corna, come l’animale che rappresenta. Il cervo percorre le strade del paese, suscitando timore tra gli abitanti. Attorno a lui ruotano diversi personaggi: la Cerva (che segue il suo compagno), le Janare (ovvero le streghe, che sono l’ulteriore elemento inquietante del rito), il Maone (personaggio malefico che guida la danza delle Janare), il Martino (che lotta contro di lui per catturarlo), il Cacciatore (che uccide il cervo).

La storia di questi riti carnevaleschi spesso è promossa soprattutto dalle associazioni locali le quali, avendo a cuore queste antiche tradizioni, si prodigano per farle conoscere, come nel caso dell’Associazione Culturale Antica Maschera “Il Diavolo” e dell’Associazione Culturale “Il Cervo”. Devo ammettere che pur essendo molisana, ignoravo l’esistenza delle storie che vi ho narrato. Questo post mi è servito per scoprire e apprezzare un carnevale misterioso e affascinante di questa piccola regione affacciata sull’Adriatico.

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