Il sonno ai tempi del coronavirus: una ricerca a tema

di Alessia MendozziCommunity0 Commenti

Com’è il sonno ai tempi del coronavirus? È un quesito che si sono posti in tanti. Sono diverse, infatti, le ricerche nate con l’intento di dare una risposta a questa domanda. Tra le prime partite in Italia c’è la ricerca del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive dell’Università degli Studi dell’Aquila. Responsabile del progetto è il professor Michele Ferrara – ordinario di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica – che in questa intervista descrive il progetto.

Professore, prima di iniziare a parlare della ricerca, ci spiega meglio di cosa si occupa il vostro laboratorio?
Fondamentalmente dello studio del sonno umano. Ci occupiamo, quindi, solo di ricerca sull’essere umano. Avendo dovuto fermare i nostri progetti sperimentali perché prevedono la presenza fisica di persone nel laboratorio, abbiamo trovato un modo di fare ricerca in un momento in cui non c’era altro modo per farla. Per noi che ci occupiamo di sonno la pandemia del COVID-19 è un evento straordinario, eccezionale, per raccogliere dati da analizzare.

Quando è partita la ricerca e chi se ne occupa?
Poco più di due settimane dall’inizio del lockdown nazionale. Il 9 marzo c’è stato il lockdown e noi siamo partiti il 25 marzo. Stiamo lavorando a questo progetto in sette. A parte me e Federico Salfi che è il dottorando di ricerca in Medicina Sperimentale, ci sono altri quattro tirocinanti – Giulia Amicucci, Domenico Corigliano, Jasmin Cascioli, Lorenzo Viselli – che si sono laureati con me o con l’altra collaboratrice, la professoressa Daniela Tempesta anche lei ovviamente nel progetto di ricerca.

Come è strutturato questo progetto?
L’idea è quella di raccogliere dati sulla qualità del sonno degli italiani. Il questionario è rivolto a tutta Italia ed è strutturato in una serie di domande su informazioni generali, abitudini di sonno e stati d’animo. Abbiamo dati di più di 13000 persone al momento su tutto il territorio nazionale. Siamo riusciti a raggiungere un po’ tutti. Questo è importante perché poi potremo tirare fuori qualcosa che vale per tutta l’Italia e non solo per una regione. Abbiamo iniziato a diffondere il questionario con il passaparola, poi attraverso Facebook, ottenendo da subito un gran numero di risposte.

Che dati stanno emergendo attualmente?
La qualità del sonno oggi è veramente pessima. Se facciamo la media, senza guardare le singole regioni, il punteggio che otteniamo supera largamente tutti i livelli di guardia. C’è una maggiore incidenza dell’insonnia.

Una delle cose che abbiamo valutato riguarda variabili che sono collegate sia all’insonnia sia alla qualità del sonno, come ansia, depressione, stress e la percezione dello stress. L’evento è lo stesso ma il modo in cui si reagisce allo stress varia da persona a persona. Ci sono persone che reagiscono meglio, altre che invece hanno minore capacità di far fronte alla situazione. Abbiamo notato che c’è una stretta correlazione tra il modo in cui le persone percepiscono l’evento stressante e la qualità del sonno: cioè la qualità è tanto peggiore quanto più le persone ritengono negativo e stressante l’evento che si trovano a dover affrontare.

Mediamente per la popolazione italiana sembra che questo evento sia devastante, ma c’è da sottolineare che non abbiamo una rilevazione prima dell’evento stesso. Normalmente in un esperimento che si fa in laboratorio si fa prima una rilevazione di base, poi si verifica quello che accade dopo una certa manipolazione in laboratorio. Si ha, quindi, un prima e un dopo da confrontare. In questa ricerca non abbiamo un prima, infatti non ho detto che c’è stato un peggioramento, ho detto che c’è una pessima qualità del sonno adesso ma non posso sapere come era prima, perché chiaramente non potevamo prevedere la pandemia e quindi fare ricerche prima di essa.

Tornando al laboratorio, di cosa vi siete occupati negli ultimi anni?
Prevalentemente di effetti della deprivazione di sonno su tutta una serie di variabili cognitive sulla prestazione, sulle emozioni, sulla regolazione delle emozioni. Diversi anni fa abbiamo fatto un lavoro dopo il terremoto de L’Aquila.

Avete riscontrato delle similitudini?
Ci sono delle similitudini, anche se sono situazioni diverse perché quella fu una rivelazione a un anno dal terremoto mentre qui siamo nella fase acuta e poi all’epoca era rivolta solo alla popolazione aquilana. Avevamo trovato dopo il terremoto un aumento dei disturbi del sonno e un peggioramento della qualità. La gente dormiva molto peggio un anno dopo il terremoto rispetto a un anno prima del terremoto. I dati che abbiamo oggi ci dicono che la qualità del sonno di tutta Italia, aquilani compresi, è molto peggiore rispetto a quella del post terremoto.

Lei prima parlava della qualità del sonno che mediamente in Italia che non è buona. Ma ci sono delle zone dove le cose vanno un po’ meglio e in altre peggio?
Allora, mediamente in tutte le regioni italiane siamo oltre il livello di guardia. Tutte le regioni hanno una qualità del sonno non buona. Non tutte sono allo stesso livello e, al momento, mi pare di vedere una peggiore qualità in alcune regioni del sud. Un dato forse un po’ inatteso, perché magari ci si aspettava più la zona rossa, come la Lombardia, invece le regioni che sembrano stare peggio – però diciamo che è un peggio relativo perché stanno tutti male – sono regioni del sud. Ovviamente tutti questi dati sono ancora relativi, bisogna vedere con i dati definitivi se risulterà una differenza marginale significativa oppure no. Se confermati, chiaramente, bisognerà poi capire per quali motivi. Ce ne possono essere tanti, uno per esempio potrebbe essere quello economico che, di per sé, è un’aggravante della situazione stressante. Ma, ripeto, per ora sono dati che vanno presi con le pinze. Vedremo in futuro che quadro specifico emergerà.

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