Molise in a Box: la regione da esportare in una scatola

di Alessia MendozziA tavola!0 Commenti

Immaginate di vivere lontano dalla vostra terra d’origine. Immaginate la nostalgia e le mancanze, il bisogno di accorciare la distanza, il desiderio di far conoscere ai propri figli le vostre radici. In questo caso, molisane. Per molti tutto questo è più di un semplice pensiero perché lo si prova già sulla propria pelle. Ed è proprio per voi (e per noi) che è stata ideata Molise in a Box, una campagna di crowdfunding con l’obiettivo di racchiudere in quello che è comunemente noto come “il pacco dal Sud”, sapori, odori e fotografie del Molise. Ma non solo. Ci sono anche proposte di tour turistici e di raccolta di informazioni storiche. Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo intervistato Domenico D’Alessandro, fondatore insieme a Bruno Sardella e Domenico Pizzacalla, della campagna di crowdfunding attiva fino al 14 agosto su questa piattaforma online.

Quando è nata l’idea di Molise in a Box?
Da anni siamo impegnati per mezzo dell’Associazione Culturale Castrum Pineani. Abbiamo realizzato convegni e conferenze riguardanti la storia, l’arte e l’archeologia del nostro territorio, concorsi fotografici, mostre pittoriche legate ad artisti locali poco valorizzati ed eventi di vario genere tra cui dieci edizioni del Castrorock Festival. Crescendo ci siamo chiesti come promuovere al meglio il nostro patrimonio e come farci conoscere, da qui l’idea di lanciare una campagna di crowdfunding. Vogliamo che i figli e i figli dei figli dei molisani all’estero, e non solo, riscoprano e si innamorino della nostra regione prima che un’intera generazione di emigranti scompaia portando con sé ricordi e valori.

Parlaci un po’ di voi.
Io sono dei Tre Monti, crocevia tra i comuni di Torella, Castropignano e Fossalto. Mia madre è di Fossalto, mio padre di Torella e io ho vissuto gran parte della mia vita a Castropignano. Sono ingegnere civile e ambientale e architetto. Vivo nel Regno Unito, a Norwich, dove mi prendo cura del patrimonio architettonico della regione del Norfolk lavorando principalmente al restauro di chiese medievali. Spero di poter fare altrettanto nella mia terra. Bruno Sardella è di Castropignano e vive tra Roma e il paese. È archeologo, insegnante e guida turistica. Il suo maggiore interesse è l’archeologia sannita e conduce innumerevoli ricerche nella nostra regione contribuendo alla scoperta e documentazione di questo immenso patrimonio, troppe volte nascosto. Domenico Pizzacalla è di Castropignano e vive nel centro storico. È appassionato di nuove tecnologie da sempre ed è webmaster di Moliseinabox nonché braccio operativo.

I vostri partner del progetto chi sono?
Sono aziende che fanno parte del nostro mondo da sempre, persone che conosciamo bene e che hanno condiviso la nostra idea dalla nascita. Hashatit è un’azienda californiana di una nostra compaesana, Laurie Paolone, figlia di emigranti e pazzamente innamorata del Molise. Futuravisio è una piccola azienda di Campobasso che si occupa di cinema e fotografia; Maria Luisa Presutti dopo gli studi ha deciso di investire nella propria terra insieme a Giulio Ricella e loro ci hanno aiutato a raccontare il progetto in un breve video. Le aziende agricole Il Feudo e Ciarmela Angiolina e l’azienda Terra Madre rappresentano per noi l’eccellenza della nostra area. Conosciamo e apprezziamo il lavoro e i prodotti da sempre.

Nel crowdfunding sono previsti tour nel Molise…
I tour sono legati al crowdfunding ma contiamo di proporli ai tour operator e renderli disponibili anche se la campagna non avrà il successo che ci auguriamo. Abbiamo intenzione di ampliare e variegare l’offerta.

Volete anche costruire una sorta di archivio storico. Ci spieghi meglio questa cosa?
I ricordi rappresentano la nostra storia e sono la chiave del nostro futuro. Una citazione mi suggerisce che “ieri e oggi sono le pietre con le quali costruire”. Vogliamo raccogliere le storie di chi è partito dal Molise, conoscere quello che ha portato con sé e quello che ha lasciato. Questi ricordi devono rimanere vivi per capire chi eravamo e chi siamo, per raccontare alle nuove generazioni, farle emozionare, per far scaturire la voglia di riscoprire luoghi, sapori, colori… unici. La nostra società sta perdendo le proprie radici e un’incommensurabile conoscenza, che non viene tramandata. Ritengo che la conoscenza acquisita con generazioni e generazioni di esperienza non potrà mai essere sostituita dalle scoperte della scienza ma debba semmai essere complementare. Se pensiamo all’architettura tradizionale o alle tecniche e ai segreti in agricoltura possiamo vedere così si perde con la standardizzazione della società contemporanea.

Vivi all’estero. Cosa ti manca di più del Molise?
Quello che mi manca di più e la mia famiglia, con la quale non posso condividere che pochi momenti su skype o brevi telefonate con mio nonno che è convinto che la telefonata costi talmente tanto che mi liquida il più presto possibile. Mi manca la sua umiltà e il suo fare instancabile. Mi mancano luoghi incantati e unici come la rocca di Oratino dove poter ammirare in pace un tramonto il lago di Castel San Vincenzo. Mi manca il cibo che ha sapore e i momenti trascorsi con gli amici di sempre.

Ma quando dici ai tuoi amici e colleghi britannici di dove sei, cosa rispondono?
Difficile spiegare dove si trova il Molise, nessuno ne ha la più pallida idea. Rimangono sbalorditi quando cito il numero di abitanti del mio paese e le gesta dei Sanniti contro i Romani. Riesco così ad attirare l’attenzione e racconto di un paese di 700 anime con sette chiese, poi del teatro di Pietrabbondante e di Saepinum, racconto di una terra poco industrializzata, sconosciuta ed autentica. Impossibile non destare curiosità.

Secondo te cosa manca al Molise per valorizzarsi al meglio?
Mancano le persone giuste nei posti giusti e una cultura della condivisione. Per valorizzarci al meglio c’è bisogno di essere uniti e fare rete così da moltiplicare le forze. Credo che le cose stiano cambiando e volgendo per il meglio, lentamente.

Cos’altro vi piacerebbe realizzare in futuro?
Il futuro è un libro aperto, siamo solo all’inizio e speriamo di poter proseguire e mettere in campo nuove idee. Uno dei punti della nostra campagna è quello di creare uno spazio di co-working e sarebbe fantastico poterlo realizzare. Immagino un modulo attrezzato passivo, che possa avere una base fissa ma anche essere trasportato nei luoghi dove svilupperemo le nostre attività e che possa fungere da ufficio ma anche da punto di accoglienza turistica e polo per laboratori di cucina, storia, archeologia e quanto altro riusciremo a sviluppare.

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