Campobasso: le curiosità da sapere

di molipuntoseCuriosità2 Commenti

Campobasso ph. Paolo Pasquale

Torna con grande piacere la nostra rubrica dedicata alle curiosità sulle città e i paesi del Molise. Dopo il primo articolo dedicato a Termoli, oggi è il turno di Campobasso e a raccontarci la città è il nostro amico Paolo Pasquale di TurismoInMolise con cui già da tempo collaboriamo. Ecco a voi le curiosità su Campobasso!

di Paolo Pasquale

1. La città dei due “centri”: centro storico e centro murattiano
“Ci vediamo in centro!”. Frase semplice, banale, indica un luogo non meglio precisato ma dove tutti si ritrovano. Così è per Campobasso; non tutti sanno, però, che Campobasso ha due “centri”: quello storico e quello murattiano. A cosa è dovuta questa duplicità? Campobasso nacque ed iniziò il suo sviluppo intorno alla Collina su cui sorge il “Castello Monforte”, scendendo sempre più a valle ed arrivando dapprima ad addossarsi alle mura di cinta e poi, addirittura, ad inglobarle all’inizio del XVIII secolo. Ma è nel 1814 che nacque il “centro murattiano”: Campobasso, infatti, divenuto capoluogo della Provincia di Molise nel 1806, dovette dotarsi di edifici pubblici e fu così che l’allora Re di Napoli Gioacchino Murat (da qui, murattiano) autorizzò la costruzione di questi al di fuori dell’antico borgo. Da allora, il “centro” della città è sempre stato considerato quello murattiano. Il centro storico, oramai anche in parte abbandonato, però, conserva ancora tutta la storia e tante di quelle caratteristiche che resero grande Campobasso e che l’Associazione Centro Storico di Campobasso cerca, con fatica, di far conoscere e riportare agli antichi fasti. Tra le iniziative proposte, il giro delle dodici chiese, il recupero della “Mezza Canna” (antica unità di misura) e della targa “Scarth Street”, ricordo di “Canada Town”. È inoltre nel centro storico, precisamente tra vico Pennino, vico Monticelli e Piazza dell’Olmo, che l’artista russo Evgeny Lushpin ha dipinto uno dei suoi quadri mostrando a tutti la bellezza del luogo.

2. I Monti di Campobasso
“Monte Sant’Antonio o Colle Montebello”. Provate a chiedere ad un campobassano, difficilmente vi risponderà in uno di questi modi alla domanda: “Come si chiama la collina sulla quale sorge il Castello Monforte?”. Sì, perché per i campobassani quella collina sono “I Monti”. E poco importa il plurale nonostante la collina sia una soltanto, il nome è quello e basta. I Monti di Campobasso sono un posto unico e suggestivo, raggiungibile sia in macchina per stretti tornanti, sia a piedi tramite il percorso che vi farà attraversare tutto il centro storico passando davanti alle chiese di San Leonardo, San Bartolomeo e San Giorgio, oltre alla Torre Terzano. Itinerario, quest’ultimo, molto più piacevole alla vista ed all’animo (un po’ meno al fiato se non siete allenati dati i tanti gradini da affrontare).

3. Villa De Capoa e il ricordo della Città-Giardino
Eravamo all’inizio del 1800, Campobasso iniziava ad espandersi oltre le mura e gli amministratori decidevano le sorti della città riflettendo giorno e notte anche su come posizionare le aiuole. La città era verde, lussureggiante e rigogliosa. Alberi venivano piantati in ogni dove, con il giardino del Convitto Nazionale “Mario Pagano”, Piazza Bernardino Musenga (Villa dei Cannoni), le sequoie giganti e molte altre piante ad adornare una città viva, ricca e con un naturale profumo addosso, tanto da meritarsi l’appellativo di “Città-Giardino”. Di quella città non restano che poche tracce. Il giardino del Convitto Mario Pagano è ancora lì ma si è persa la sequoia di Piazza Cesare Battisti che, anche se piantata successivamente, faceva il paio con quella del giardino stesso. Mancano le sequoie un tempo poste davanti alla Stazione; il corso non è rigoglioso e verdeggiante come un tempo e l’aria è calma e stanca. Rimane, però, villa De Capoa, ultimo baluardo nel sud Italia di “Giardino all’italiana”, nata dalla voglia di verde della dell’omonima Famiglia e donata, successivamente, alla città. I campobassani se ne sono quasi dimenticati, ma lei sta lì, con le sue piante ed i suoi alberi maestosi, in attesa che i bambini tornino a popolarla ed a perdersi nei suoi labirinti.

4. I “Misteri” di Campobasso ed il genio del Di Zinno
Se chiedete ad un campobassano cos’è per lui il Corpus Domini, non vi risponderà citando la Solennità Cristiana, perché si celebra o come; per un campobassano il Corpus Domini è riferito solo ed esclusivamente ad una cosa: la sfilata dei Misteri. Sì, i Misteri, le creazioni di Paolo Saverio Di Zinno, genio campobassano che, nel 1740, su richiesta di alcune confraternite cittadine, ideò queste macchine, in legno (la base) e in una particolare lega metallica (la struttura) la cui composizione è a tutt’oggi sconosciuta (mistero nel Mistero). Impossibile non rimanere incantati osservando angeli, santi e diavoli volare e sovrastare la gente che accorre numerosa per assistere, anno dopo anno, ad una delle tradizioni più belle del Molise. Impossibile, altresì, non intonare per il resto del giorno (almeno) il Mosé di Rossini ed andare in giro senza gridare: “Tunzella, tunzella, vietenn vietenn”.

5. Crociati e Trinitari: i nostri Romeo e Giulietta
Correva l’anno 1587 e veniva sancita la definitiva pace tra i Crociati ed i Trinitari, due delle confraternite laiche di Campobasso. I dissidi andavano avanti da diversi anni sfociando spesso anche in uccisioni. Come nel più tradizionale dei racconti, anche in questa vicenda si intreccia la storia di due innamorati, Delicata Civerra, crociata, e Alfonso Mastrangelo, trinitario, il cui matrimonio era impedito. Una sorta di Romeo e Giulietta campobassani che, seppur meno famosi e successivi rispetto ai protagonisti della tragedia shakespeariana, hanno ugualmente permesso di conoscere le storie, anche d’amore, di epoche ormai lontane. Nel centro storico, inoltre, precisamente in Vico Pennino, si possono ancora vedere i resti di quella che pare sia stata la casa di Delicata.

 

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Con un “dietro le quinte” insieme a @paolocardone e @simonediniro #crociatietrinitari #campobasso #rievocazioni #rievocazionistoriche

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6. Giuseppe Altobello, tra medicina, poesia, orsi e lupi
Di personaggi legati alla storia o alla città di Campobasso ve ne sono molti, dai cantanti Fred Bongusto e Tony Dallara, all’attore Herbert Ballerina fino a personaggi del calibro di Enrico e Francesco D’Ovidio, Giovanni Romagnoli, Amedeo Trivisonno e Paolo Saverio Di Zinno. In pochi, però, conoscono Giuseppe Altobello, medico chirurgo, naturalista, zoologo e poeta dialettale (sotto lo pseudonimo di Minghe Cunzulette). Di lui, delle sue ricerche e del suo operato scientifico si potrebbe parlare per giorni; per capirne l’importanza, però, basta dire che il suo nome è legato alla definizione delle sottospecie dell’orso bruno marsicano e del lupo appenninico. Un lavoro di grande interesse scientifico, di livello internazionale che meriterebbe di essere conosciuto quantomeno da tutti i molisani. A Monte Vairano, nel bosco Faiete tra Campobasso e Busso, inoltre, vi è il Casino Altobello, sua dimora di campagna.

7. Musica campobassana: tra sacro e profano
Di musica in giro per il mondo ce n’è tanta e bella, dal rock alla musica dance passando per tutti gli altri generi. Ci sono, però, canzoni stampate nell’anima; canzoni che rievocano ricordi. In questo, i due principali eventi campobassani, sono maestri. La processione del venerdì santo prima, quella dei Misteri poi. Si passa dal “Teco vorrei”, triste, profondo e cupo, cantato da un coro di centinaia di persone al “Mosé” di Rossini suonato dalla banda durante i Misteri, con aria di festa, l’allegria nel cuore e la visione di bambini e diavoli ad allietare la giornata.
C’è però anche un’altra canzone divenuta famosa a Campobasso, ed è quella di Gino&Gina, l’inno del mitico Campobasso che negli anni ’80 faceva sognare la Serie A, quello in grado di battere la Juventus in Coppa Italia, altro episodio che anche i bambini conoscono. Beh, inutile riportarne il testo, ma anche quella esprime dei sentimenti, facendoci tornare a tempi migliori e più spensierati.

 

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#gente#processionedelvenerdisanto#tecovorrei#molise#campobassocity#coro#compostezza#silenzio#

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8. Eno-gastronomia: cavatiell’, tracchiulell’ e birra Forst
Da “u megl’ pesc’ è sempr’ u puorc’” ai cori da stadio, i campobassani amano mangiare e sanno ciò che vogliono. Il maiale è immancabile e i cavatelli sono l’abbinamento perfetto per il “primo”. Costatine? Costolette? No, non sappiamo cosa siano. Nel ragù dei cavatelli ci vogliono le “tracchiulelle”! E per accompagnare il tutto? Vino certamente, Tintilia magari, ma è sulla birra che il popolo di Campobasso ha le idee chiare. La birra è una ed una sola… birra Forst! Le tre prelibatezze le ritroviamo, insieme all’amore per il Campobasso “calcistico”, in uno dei cori della Curva Nord:

“A nu’ c’ piacc’n l’cavatiell’
Nu piatt’ chin’ chin’ e tracchiulell’
Nu sem’ cambuascian’, la Nord è Rossoblu
V’vem birra Forst e niend’ cchiu’.”

9. La pizza: eterna diatriba
“La pizza napoletana è la più buona del mondo”. Ok, ci può stare. Provate a dirlo ad un campobassano, però. Due sono le pizzerie “storiche” del capoluogo: Palazzo e Marzitelli. E la diatriba va avanti dalla notte dei tempi e mai avrà fine. La crosta di X è più morbida, l’impasto di Y è più soffice. X la cuoce meglio, Y ha gli ingredienti più buoni.
Insomma, per la pizza, almeno per quella al taglio, i campobassani hanno le idee chiarissime, anche se divise in due correnti di pensiero.

 

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pizza nel ruoto 🍕 #commvospieg #marzitelli

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2 Commenti su “Campobasso: le curiosità da sapere”

  1. Articolo scritto con maestria, episodi storici illustrati con dovizia senza tediare il lettore, ho letto con piacere e mi complimento con l’autore.

  2. 16 febbraio 2019
    Per un campobassano verace come me che costretto a 10 anni,per esigenze familiari,a lasciare la Città natia non prima di aver raccolto un pugno di terra per portarlo,in ricordo,e stringerlo al cuore ogni volta che la nostalgia aveva il sopravvento,la gradevolissima lettura di queste pagine,scritte con bravura e profondo senso di appartenenza,ha suscitato in me,quasi ottuagenario:piacevoli ricordi,qualche rimpianto ed una immutata nostalgia.Bravo carissimo Paolo,scrittore e cantore,anche per immagini meravigliose,delle bellezze della “nostra Terra”.

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